Ognissanti e Halloween

Ed eccoci ad una nuova ricorrenza: la Festa dei Santi (1 novembre) e la Commemorazione dei Defunti (2 novembre).Morti01

È una festa antichissima, celebrata da secoli e secoli. In anni molto più recenti, si è legata alla Festa di Halloween (la notte fra il 31 ottobre e il 1 novembre), importata dall’America. In realtà le due tradizioni hanno origini molto comuni. In un passato molto lontano, infatti, si usava già travestirsi con pelli e teste di animali, accendere falò e lanterne. Il simbolo della zucca ha solide tradizioni in molte parti d’Italia: intagliata a forma di volto, al suo interno veniva posta una candela; posizionata infine all’esterno della casa come simbolo di “protezione”. La sua luce, infatti, era un segnale per i nostri parenti defunti perché potessero avvicinarsi e proteggerci. L’usanza di bussare alle porte delle case e chiedere “Dolcetto o Scherzetto?” s’incrocia con la pratica dei cristiani di andare in giro per i villaggi ad offrire preghiere per i defunti ricevendo in cambio un dolce di uva passa.

La festa di Tutti i Santi e la Commemorazione dei Defunti sono parenti stretti non solo nella liturgia, ma anche nell’immaginario popolare. Ci sono dei giorni particolari nel calendario antico quando il velo che separa la terra dei vivi e quella dei morti si fa più sottile ed è possibile che questi ultimi passino di nuovo dalla “nostra” parte.

La stessa festa di Halloween trae origine da un rituale per insegnare ai bambini a non aver paura della morte; ma essendo gli adulti stessi ad averne timore, si finisce per esorcizzarla, con fantasia e maschere grottesche, presa in giro persino dai bambini.

In quasi tutte le Regioni possiamo trovare pratiche e abitudini legate a questa ricorrenza. Una delle più diffuse era l’approntare un banchetto, o anche un solo piatto con delle vivande, dedicato ai morti.

In Piemonte, si usava per cena lasciare un posto in più a tavola, riservato ai defunti che tornavano in visita. In Lombardia si metteva sul davanzale una zucca riempita di vino, in cucina un secchio d’acqua fresca, sotto il camino il fuoco acceso e le sedie attorno al focolare. In Abruzzo si decoravano le zucche e i ragazzi di paese bussavano di casa in casa, domandando offerte per le anime dei morti: di solito frutta di stagione, frutta secca e dolci. In Calabria ci si avviava in corteo verso i cimiteri: dopo benedizioni e preghiere, per entrare in contatto con i defunti, si approntavano banchetti direttamente sulle tombe, invitando anche i visitatori a partecipare. In Emilia Romagna i poveri andavano di casa in casa a chiedere “la carità di murt”, ricevendo cibo dalle persone a cui bussavano. In Friuli i contadini lasciavano un lume acceso, un secchio d’acqua e un po’ di pane sul desco; si credeva che i morti andassero in pellegrinaggio alle chiese lontane dall’abitato e che, entrandoci in quella notte, si sarebbe incontrata una moltitudine di gente che non viveva più e che sarebbe scomparsa al canto del gallo o al levar della “bella stella”.  In Val d’Ossola, dopo la cena, tutte le famiglie si recavano insieme al cimitero, lasciando le case vuote in modo che i morti potessero andare a ristorarsi in pace; il ritorno alle case era poi annunciato dal suono delle campane, perché i defunti potessero ritirarsi senza fastidio. In Puglia si usava imbandire la tavola per la cena con tutti gli accessori: pane, acqua e vino, apposta per i morti, che tornavano a visitare i parenti, approfittando del banchetto e fermandosi almeno sino a natale o alla befana. In Sardegna, dopo la visita al cimitero e la messa, si tornava a casa a cenare con la famiglia riunita: a fine pasto non si sparecchiava, lasciando tutto intatto per gli eventuali defunti e spiriti che avrebbero potuto visitare la casa durante la notte; prima della cena i bambini andavano in giro per il paese a bussare alle porte, dicendo “Morti, morti” e ricevendo in cambio dolcetti e frutta secca. In Sicilia c’era l’usanza di preparare doni e dolci per i bambini, ai quali veniva detto che erano regali portati dai parenti trapassati.

Questi giorni, comunque, da sempre sono considerati un periodo in cui il mondo dei vivi e quello dei morti si avvicinano notevolmente.

 

Nei miei ricordi di bimba, il 1 novembre si usciva la mattina presto con mamma e babbo per recarci a far visita al cimitero. Solitamente erano giorni in cui faceva un gran freddo: mia nonna, che restava a casa a preparare il pranzo, ci accoglieva al ritorno con agnolotti al brasato. Il pomeriggio si recava nella vicina pasticceria per comprare un vassoio di marron glacé. In quei giorni di festa, mia mamma e mia nonna, preparavano anche la bagna càuda: tipico piatto piemontese che, ai tempi, a me non piaceva. Mi piaceva però il rituale. Il grande tegame, nel quale era stata cotta, veniva messo al centro della tavola; preparati tanti piattini con sedano, peperoni,  patate, cipolle, cardi… Si attingeva tutti quanti da questo grande recipiente per versare un po’ di bagna càuda sulle verdure che ognuno sceglieva. Quei giorni segnavano l’inizio della stagione invernale.

 

Come già avrete capito, negli ultimi anni ho riscoperto il piacere delle tradizioni e, in qualità di nonna, mi piace molto condividerle con le mie nipotine. Oggi poi, in quell’altro mondo, ho un angioletto speciale: il mio unico nipotino, e mia mamma. Come potrei, quindi, non sentire questi giorni particolarmente vicini.

Ho una proposta per tutti i bambini e, come sempre, dovremo ancora ricorrere all’aiuto di mamma e papà. Prendiamo una bella zucca (se ne trovano in ogni supermercato in questi giorni), di quelle già intagliate con le forme degli occhi, naso e bocca (oppure facciamoci aiutare per intagliarla noi); mettiamo al suo interno una di quelle candele profumate, accendiamola, e poniamola sul terrazzo. Sarà solo un piccolo simbolo, un segno che ci unirà. E sarà un modo per sentirci più vicini anche ai piccoli angioletti nel cielo e a tutti quei nonni che ci hanno lasciato.

 

Un abbraccio da nonna Maria.

About marialberti

Graphic designer - libero professionista. Mamma e nonna; lavoro in città (Torino) ma vivo al ritmo degli zoccoli dei cavalli che calpestano il terreno, immersa nell'odore del legno che brucia nel camino.